Critiche al sito sicuramente ciniche di un angelo probabilmente decaduto.  

 

 

Commuovente come un fazzolettino di pizzo intriso di profumo di una dama ottocentesca, squisitamente fanciullesco, sofisticato e nobile come un sonetto del Petrarca, falsamente comunista alla " volemose bene ", risulta essere questo sito strutturato dall'intelligente e prontissimo Caballero, in arte, Marco. Dopo una presentazione bianca, a volo d'angelo, egli ci porta catastroficamente in caduta libera dentro i suoi pensieri, le sue verità, i suoi amici, facendocene un'accurata descrizione di rara fattura lievemente ironica. Un gruppo assortito,di professionisti, scivolano nell'accuratezza di una visita veterinaria, manca soltanto il toilettatore e il fronteline e il quadro raggiunge una perfezione disarmante. Probabilmente el caballero ha voluto mostrare non tanto a noi, quanto ai suoi " fratelli ", la loro condizione di assoluta giovinezza e allegria prima che questi si fidanzassero, si sposassero, divorziassero e dovessero mantenere mogli o mariti totalmente isterici. Li ha voluti salvare dal loro pieno essere borghesi, con tanto di calvizie, pancetta, cellulite, programmi della Carrà o di Maurizio Costanzo, week-end con pargoletti urlanti e mutui da pagare, risollevandoli, con un mouse, facendo fare loro un " clik ", che li possa riportare , mentalmente, alla fatidica frase: "Quelli si che erano tempi! ". Mi sono commossa come un angioletto svolazzante nel percepire questo volerci essere a tutti i costi, questo voler ricordare anche a chi -magari- avrebbe, tacitamente, voluto dimenticare. Sembra di entrare in un bel salotto di una casa borghese dove, dopo una cena a base di cibi apparentemente informali, la padrona di casa propone ai suoi ospiti: " Ora, io e mio marito, vorremmo farvi vedere le diapositive del nostro ultimo viaggio in Papuasia! ", e tutti a dire: " Ma che idea fantastica, meravigliosa! In Papuasia! E c'erano anche gli indigeni con l'anello al naso? Ma vi eravate portati l'insetticida? ". Nel frattempo qualcuno si è inventato un'improvvisa emicrania ed è già fuggito alla disperata ricerca di un taxi, qualcun altro si scusa imbarazzato ma l'ora si è fatta davvero tarda e il lavoro, il mattino successivo, non può attendere. I più diplomatici, pazientemente, si siederanno sulle poltrone allestite come la cavea di un teatro greco, per prepararsi all'imminente tragedia. Inutile dire che gli unici a ridere e a commentare allegramente saranno i padroni di casa, senza probabilmente accorgersi che gli ospiti sono in uno stato di assopimento totale e che taluni stanno dando fondo alle bevande alcoliche, per riuscire -almeno in parte- a dimenticare l'arduo destino. Ecco, el caballero, da perfetto padrone di casa, fa sentire noi visitatori del suo sito in questa sensazione dolce-amara: scappare o rimanere e bere tutta la cicuta, con socratica filosofia, fino alla feccia? Questo dipende, per l'appunto, dal grado di masochismo o di pazienza filosofica del gentile visitatore. Ma chi può negare le lacrime di commozione che scaturiscono fluentemente, scorrendo il diario di viaggio con relative foto o dalle immagini post-futuristiche degli avvenimenti mondani di questo spensierato gruppo di rampolli? Il diario, nutrito con perfezione descrittiva disarmante, fa alleviare il cuore del lettore per non essere mai andato in quel luogo e qualora ne avesse avuto già una pallida percezione di visitarlo, ecco che, parola dopo parola, la meta preferita torna ad essere la suddetta Papuasia. E le foto? Ah, le foto: tripudio di gusto estetico di canone rinascimentale, suppongo. Di tanto in tanto si intravede una mano, un occhio, un tavolo, una sedia, qualcuno che passa, al buio, ma casualmente. Le foto sono un misto di natura artistica tra Picasso e Dubuffet ma, molto più probabilmente, il fotografo era ubriaco. El caballero, in ultimo, non vuole assolutamente risparmiarci le sue verità: di una ragazza, mi raccomando, seno e sedere. Intelligente? Si, ma non troppo, altrimenti che le rispondo? Prego astenersi quelle belle e intelligenti, brutte e con idee, brutte e stupide, ben venga la dolce e rassicurante via di mezzo. Ci sciorina incontri furtivi in treno, donne amate e dopo due righe rinnegate, se la prende col lavoro ma noi cinici sappiamo che el caballero andrà a lavoro in blazer e farà inchini baroccheggianti e ridondanti al suo superiore, dicendogli che si, ha proprio ragione a voler sterminare negri, ebrei, curdi, cammelli, canguri e comunisti: lo farebbe lui stesso, ma è troppo oberato di lavoro. Ma, per concludere come una polanaise di Frederich Chopin, allegro con brio, el caballero ha pur sempre creato qualcosa e questo non è da sottovalutare. Ha creato anche delle pagine personali per cinici doc quale, orgogliosamente, mi taccio di essere e mi appello al suo buon cuore per non avere una netta censura. La mia residua ala d'angelo decaduto mi suggerisce di scrivere che ben venga l'espressione, sotto qualunque forma essa si presenti e ben venga il dire, il concepire, l'idea, la forma espressa e diretta. Ma ora scusate, scusate davvero, le membra mi si stanno intorpidendo: el caballero, con le sue squisite asserzioni, ha il raro dono di far assopire anche i diavoletti svegli e vispi come me.
Deborah

 

 

 

  Brevi brani tratti da grandi e piccole opere

 

 

Fosca di Iginio Ugo Tarchetti

Commetto io un’indiscrezione nel pubblicare queste memorie? Credo di no; né una titubanza piú lunga, giustificherebbe ad ogni modo la mia colpa. Colui che le ha scritte è ora troppo indifferente alle cose del mondo, troppo sicuro di sé, perché abbia a godere dell’elogio o a soffrire del biasimo che può derivargliene. Egli sa per quale strana combinazione questo manoscritto è venuto in mio potere, né ignora il disegno che io aveva concepito di publicarlo. Gli basterà che io vi abbia tolte quelle indicazioni che potevano compromettere la fama di persone ancora viventi, e che il segreto della sua vita attuale sia stato rispettato.

Se l’autore di queste pagine può ancora trovare nella solitudine e nell’egoismo in cui si è rifuggito, qualche parte di ciò che egli fu un tempo, non gli farà forse discaro che altri abbiano a versare, nel leggere queste memorie, quelle lacrime che egli ha certo versato nello scriverle. 

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Note sincroniche ed anacronistiche sull'arte contemporanea di Deborah

Davvero cerco di essere buona, cerco di esserlo con tutto il cuore, e penso che l'arte, come magnifica dimostrazione del valore umano e creativo, dovrebbe portarci a sviscerare il buono che esiste dentro ognuno di noi. Saltiamo agilmente qualche secolo, dove l'arte seguiva i canoni naturalistici, pertanto il fruitore vedeva, talvolta rimodellato in chiave migliore, quello di cui era circondato, e passiamo al ventunesimo secolo, precisamente approfondiamo l'arte di casa nostra, che ogni due anni si sviluppa atrocemente sotto i nostri affranti occhi. 

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La vita di Sigmund Freud di Dario Antiseri

Sigmund Freud nacque il 6 maggio 1856, da una modesta famiglia israelitica, a Freiberg (Moravia). A Vienna dove la famiglia si era trasferita quattro anni dopo la sua nascita, si iscrisse dapprima alla facoltà di Scienze, dedicandosi con alcuni successi alla ricerca pura e, successivamente, a causa di problemi economici, a Medicina. Nel 1881 si laureò. Quattro anni dopo ebbe la libera docenza in neuropatologia ed una borsa di studio; ne approfittò per andare a Parigi, alla Salpêtrière, da Charcot, il più grande neurologo europeo di quei tempi. Per la cura degli isterici Charcot si serviva dell'ipnoterapia ed in quegli anni l'interesse di Freud per l'ipnosi divenne vivissimo. 

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Tao Te Ching

 I - DELINEA IL TAO

 Il Tao che può essere detto

 non è l'eterno Tao,

 il nome che può essere nominato

 non è l'eterno nome.  

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Vittorio Russo di Marcello Craveri

Vittorio Russo è da tempo un appassionato studioso del cristianesimo sotto un punto di vista correttamente storico, come testimoniano le sue due precedenti opere: Introduzione al Gesù Storico (1977) e Il Gesù Storico (1978), che io stesso presentai in una lunga introduzione. 

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